La solitudine dell’elettore

Nonostante la democrazia, che dovrebbe essere la pluralità e il ricambio, le persone alla fine tendono sempre a votare il già visto, il già vissuto. Si potrebbe dire, quindi, che l’inclinazione dell’animo umano si sposi meglio con una monarchia, fatta di re, principi, famiglie nobili. Non mi spiego, altrimenti, il perpetuarsi delle dinastie “democratiche”.

Sull’Adige, che mio malgrado spesso posso leggere solo online, ho appreso che:

1) il figlio di Guglielmo Valduga. Ultimo slogan di Valduga senior: “Il futuro non si improvvisa”. Ed ecco che allora si piazza il pargolo.

2) si è ricandidato Miorandi. Ma questo si sapeva, dato l’ambizioso progetto 5+5=10, o quello che è. Alla luce dell’egemonia quasi totalitaria che il cosiddetto centro-sinistra gode in Trentino (con Dellai che fa da angelo custode), sono sicuro che sarà lui il vincitore, dopo il classico ballottaggio Miorandi-Valduga. L’eterno ritorno.

3) se non sbaglio, si è ricandidato anche il nostalgico Zenatti. Il nostalgico del colore nero, quello che una volta mentre salivo in bicicletta verso la baita degli alpini di Lizzana, mi strombazzò con il clacson perché era in ritardo alla commemorazione delle vittime della Repubblica di Salò che puntualmente si tiene alla cappella di S.Barbara (che poi, la fanno ancora si?). I remember Zen.

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RCC-Mistero rovereto e #RoveretoVive

Da un po’ di tempo su FB spopola, a ragione, RCC: Roverto Che Crisi, un po’ un occhio di rovereto rivisto in chiave 3.1.4, molto piu’ social, molto piu’ dialet, ma ci piace (almeno a me).

Di recente si e’ aggiunto anche Mistero Rovereto, video in chiave goliardica sul “mondo” roveretano dei PBBP (Perbenistibenpensanti). ci piace pure questo.

Non proprio ultimamente a rovereto abbiamo conosciuto il comitato RumoreRovereto (purtroppo non c’e’ il link), che sono i paladini del rispetto dei 35decibel della “vita” notturna perla citta’ della pace, che in pace riposa ora e sempre. Non ci piace , ma si sa: dura lex sed lex.

Dato che, anche se non siamo piu’ giovani, anche se non siamo piu’ a rovereto (ben o male), l’occhio di rovereto e’ sempre a favore di rovereto, nel bene e soprattutto nel male. Non e’ solo la citta’ che ci ha dato i natali, in cui abbiamo passato i natali, ma anche la citta’ che, purtroppo, non ha mai offerto nulla e sempre meno offre (noi siamo crescuiuti con il romi’s, la ghinea, il silenzio con la terasa, il rafanass quando era il rafanass, i loco’s che tiene duro e molti altri che ormai sono scomparsi in ricordi annebbiati come i bicchieri della teresa).

quindi #roveretoVive

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2013 in review

Come tutti gli anni i folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato il rapporto annuale 2013 per questo blog.

Di seguito trovate un estratto:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 6,100 times in 2013. If it were a NYC subway train, it would take about 5 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

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Sono sempre i migliori ad andarsene.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/12/05/news/addio-a-luciano-bressan-della-cantinota-1.8237002
Copio e incollo perche’ la notizia rimanga negli annali anche quando il link sopra non andra’ piu’.

PADERGNONE. E’ venuto a mancare dopo una malattia che non lascia scampo Luciano, uno dei “mitici” fratelli Bressan, proprietari e gestori per molti decenni della “Cantinòta” di Padergnone, il tipico e rustico locale-osteria conosciutissimo in tutta la regione. Domani, alle 15, il suo funerale. Ricordiamo che era stato festeggiato lo scorso giugno l’importante riconoscimento di “Bottega storica” per gli 80 anni di attività del noto locale:la storica locanda, punto di riferimento non solo per i pullman tedeschi in transito sulla Gardesana, che fino a metà degli anni ’60 attraversava il paese di Padergnone, ma anche per i trentini della valle e del circondario di Trento, per i quali la sosta alla “Cantinòta Bressan” diventava una tappa insostituibile. Una storia,quella dei Bressan, che si potrebbe definire leggendaria non solo per il fascino dell’attrazione che assorbiva un po’ tutti dopo il primo incontro, ma soprattutto perché si è mantenuta tale nel corso del tempo: dal locale con la stessa antica tipicità all’inconfondibile abbigliamento dei fratelli con la “talara azzurra”.

Ed in effetti, oltre al bicchiere di “fragolino” o di vino santo, accompagnato da specialità gastronomiche locali, è stata ed è tuttora l’affabilità e la simpatia dei tre fratelli, che viene apprezzata dal cliente;in altre parole una familiarità,che traspira non solo dalle persone ma da qualsiasi oggetto della “Cantinòta”. Quante pagine di storia quotidiana si potrebbero scrivere di questo minuscolo ambiente, che ha accomunato generazioni diverse e persone diverse: da quelle di primo piano (come quei politici che non disdegnavano la “sbaracata notturna”) alla gente comune di qualsiasi età; come gli anziani per il solito appuntamento serale o i giovani che nei fine settimana prima dell’uscita in discoteca dedicavano una sosta dai Bressan. Fra i ricordi anni ’70 con le domeniche senz’auto gruppi di giovani che a piedi scendevano dai paesi a Padergnone per trascorrere alcune ore di sana allegria alla “Cantinòta”. Il segreto di questo successo si riconosce quindi nel fatto che, a fronte di profondi cambiamenti sociali, la “cantinòta” è rimasta sempre se stessa e potremo dire che è riuscita a vincere il tempo.

La dipartita di Luciano porta via con sé un pezzo importante di questa mitica avventura imprenditoriale, lasciando ai due fratelli Ezio e Alberto il compito di andare avanti, nonostante l’età, e alle due figlie Michela e Lorenza il ricordo di un padre, impegnato fino all’ultimo in un’attività che lo ha pienamente realizzato.(m.b.)

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I giovani falchetti

Sedetevi comodi, gustatevi la scena e al contempo inorridite.

Guardate qui e qui. Maggiori dettagli qui.

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Una sana passione politica

Tra poco ci sono le elezioni, e come se fosse natale, i politici sono tutti piu’ buoni. A fine mese potremmo finalmente trovare un degno sostituto a chiunque stia governando la provincia. Siamo talmente fortunati che possiamo anche votare agocarollo sulla falsa scia di MS5 e Lega: populismo e idee banali senza una spiegazione di come farle.

Ora, non volevo fare un post politico, ma volevo parlare di quello a cui ho assistito poco tempo fa. Stazione del capoluogo ad orario di rientro a casa dei lavoratori (non provinciali). Sul treno verso verona, poco distante da me, si ritrovano seduti vicini due ragazzi che sembrano assomigliarsi. Lei ha le scarpe larghe, leggins e felpa lunga. Alcuni piercing e capelli rasati dalle parti: un stile che studio aperto definirebbe raver. Lui un po’ meglio vestito: una camicia larga, maglioncino, jeans e scarpe da ginnastica. In faccia qualche piercing, i capelli alla moda, e il viso un po’ scavato. L’avevo notato in stazione, guardava  la gente come se dovesse vendere collane di libri da un momento all’altro.

I due iniziano a chiacchierare del piu’ e del meno, di cosa fa lei e di cosa fa lui. E qui inizia la storia. Lui dalla tasca estrae un mazzetto di biglietti da vista e dice: “io vado a trento perche’ devo andare in sede”. La ragazza guarda i biglietti di sfuggita mentre lui gli sta infilando in tasca. Lei non capisce, si vede; dice qualcosa del tipo: “Ma studi? cos’era?”. Lui riprende: “no, ci sono le elezioni, vado in sede del partito”. Lei: “a ma dei verdi? ho visto che erano verdi i biglietti”.

Il biglietto non era dei verdi ma di un altro partito verde. La ragazza e’ rimasta un po’ spiazzata, ed anch’io onestamente:  a vederlo non sembrava il prototipo del verdano, ma si sa, l’abito non fa il monaco. Comunque, fin qui nulla di male, anzi. Giusto che i giovani si propongano in politica e “si sbattano” per quello che credono. Ma, alla domanda: “Come mai lo fai?” la risposta e’ stata : ” perche’ tu vorresti guadagnare 1000 euro o 13000? con la politica si fanno i soldi, adesso guadagno poco, neanche mille euro, ma se dopo entri nel giro guadagni. Hai visto in tv 10000 euro e non fanno nulla”. Ha continuato un po’ cosi’, poi il treno e’ arrivato a destinazione e siamo scesi.

Perfortuna.

come dice il sito: “se doveste avere il sospetto di riconoscervi tra i personaggi di queste storie, sappiate che si, siete voi. Ma non prendetevela con noi. Noi eravamo zitti in un angolo a prendere nota. Avete fatto tutto da soli”

* i dialoghi non sono identici agli originali, sono simili, ho scritto quello che mi ricordavo.

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Coltiva la to vaneza

Lo slogan, presente nella galleria tra i laghetti e la genovesa, e simbolo di autarchia trova la sua applicazione in un articolo uscito oggi sul giornale l’adige.

Villa Lagarina: piante di canapa per la bioedilizia

La notizia sembra un passo in avanti (forse troppo) per quanto riguarda l’uso alternativo della cannabis (sativa, non indica).

Ma gia’ sappiamo che i perbenisti benpensanti abili conoscitori del tutto avranno da ridire e da sopprimere l’idea in quanto “da drogati”. 

ci scommetto.

PS: aggiungo uno sfogo, l’altra sera alla bookique suonavano jazz degli amici. Bene, alle ore 22:00 (anzi prima) una telefonata dei simpatici vicini ha fatto arrivare una celere macchina degli urbani per far finire il concerto.

Concerto jazz, non hardcore. Speriamo dopo i signiori abbiano fatto buon riposo, e speriamo il riposo la prossima volta possa durare per l’eternita’, cosi’ magari il resto del mondo puo’ fare qualcosa. 

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