Contro Ratzinger

Alla fine convocarono un referendum. Il colpo di genio era venuto a un gruppo di intellettuali italiani terrorizzati dai tempi e convinti, heideggerianamente, che soltanto un dio potesse salvarli. L’idea era semplice: per sottrarre l’Europa alla decadenza occorreva stabilire per via democratica il suo fondamento divino.La prima formulazione del quesito ("Dio esiste?") suonò ben presto troppo radicale. L’associazione degli industriali si oppose con un buon argomento: per rifondare l’Europa cristiana, e affrontare con meno mollezza le minacce mondiali, non si doveva imbrigliare l’idea di libertà che tento aveva fatto bene al mercato, nei lacci e lacciuoli dell’imposizione. Alcune autorevoli personalità firmarono un documento in cui si affermava che se a decidere l’esistenza del Padre fosse stato l’uomo, si sarebbe trattato di un tracontante e, per di più, si sarebbe dato ragione alla vecchia teoria atea, secondo cui l’uomo ha creato Dio a sua immagine e somiglianza, e non è mica vero in contrario. 
Dopo molte dispute, l’accordo era stato trovato. In un giorno di maggio di un anno a caso del Terzo millennio, il popolo sovrano fu chiamato a tracciare una croce sul sì o sul no per rispondere ad una domanda tanto sottile quanto diretta: "Volete voi che Dio esista?". I sì trionfarono, ma la vita della gente, nell’Occidente nuovamente cristiano, andò avanti più o meno come prima.

Alcune riforme furono promulgate. Si istituì l’obbligo della messa domenicale e di tutti i sacramenti, ma per facilitiare le cose e non far perdere troppo tempo ai cittadini, le procedure furono alquanto semplificate, tanto che in alcuni casi potevano essere espletate via Internet. I neonati venivano battezzati, comunicati e cresimanti in un colpo solo, la preghiera mattutina era obbligatoria in tutte le scuole e gli uffici pubblici, mentre quella serale veniva trasmessa per legge a reti unificate da tutte le emittenti del Paese. L’aborto fu vietato, ma si continuò ad abortire (solo che dopo era obbligatorio confessarsi). Le coppie omosessuali seguitarono ad amarsi senza tutela di legge, esattamente come fanno oggi in Italia. Agli atei e agli scettici fu permesso di dubitare in privato, dovendosi però conformare nei comportamenti pubblici ai voleri della maggioranza. I 952mila 276 musulmani residenti in Italia rimasero musulmani – potevano rivolgersi alla Mecca durante la preghiera e digiunare durante il Ramadam – ma l’usufruibilità dei loro diritti civici venne legata all’esercizio dei loro doveri cattolici. Che poi, guardando l’altare, pensassero ad Allah perteneva alla libertà individuale. Il quesito, astutamente, non specificava che nome avesse il Dio di cui si desiderava l’esistenza.
Speciale attenzione fu dedicata al tema della ricerca medica, per la quale furono trovate le necessarie scappatoie tecniche. Nessuno Stato efficiente avrebbe potuto permettersi di impedire ai malati di curarsi e agli ipocondriaci di sentirsi malati. In generale, il tono di vita della collettività acquistò soltanto un pò più di discrezione.

Dio era una necessità politica, la garanzia del ritrovato vigore di un modello di vita. La pietra recuperata del passato su cui, in un presente impaurito, si era deciso di fondare il futuro. Per questo, che Dio esistesse davvero, non interessava quasi a nessuno.
Interessava alla Chiesa e ai suoi ministri più sinceri. Eppure, in privato, alcune sacerdoti e cardinali lamentavano la strumentalità della scelta del Parlamento italiano e la superficialità delle motivazioni che avevano indotto la maggioranza dei cittadini a esprimere parere favorevole. Di fronte a un tale atto di sottomissione, però, ogni pronunciamento men che entusiasta sarebbe apparso ingrato. L’unico invito concreto che Joseph Ratzinger aveva rivolto ai non credenti era stato accolto e trasformato in legge dallo Stato. La Chiesa, ammutolita dal proprio trionfo, non poteva nutrire altre pretese.

da "Contro Ratzinger"
di anonimo
isbn edizioni

    

 
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11 risposte a Contro Ratzinger

  1. GinoCerutti ha detto:

    Interessante e acuto.
    Assolutamente condivisibile l’idea che il trionfo della religione come “collante socio-culturale” coinciderebbe con la disfatta della religione come “sentire profondo”, “coinvolgimento totale”. Rodney Stark ha illustrato, alla luce della storia e dell’attualità, come la dedizione religiosa cresca in un contesto di concorrenza, nel quale le varie religioni diversificano “l’offerta” per cercare di raggiungere le diverse esigenze e sensibilità.
    Discutibile sull’aborto: nessuno si sogna di legalizzare l’omicidio perché gli omicidi si verificano comunque.
    Come è discutibile sull’obiettivo prescelto. L’accusa di voler ridurre il cristianesimo a “collante socio-culturale” va rivolta più a certi ratzingeriani (ad esempio agli “atei devoti”) che a Ratzinger (forse “colpevole” di dare loro troppa corda: penso ad esempio al dialogo con Pera di “Senza radici”, che ammetto però di non aver letto). Benedetto XVI è una personalità troppo complessa e troppo religiosa per essere ridotta a certi suoi “seguaci/ammiratori” (v. Chiesa e comunicazione).
    Diciamo pure, però, che se è sbagliato ridurre il cristianesimo a “collante socio-culturale” sarebbe sbagliato negarne il valore socio-culturale e che da personaggi come Pera e Ferrara provongono riflessioni da prendere in considerazione.

    La realtà potrebbe in qualche modo riprodurre il quadro fantafuturistico presentato dall’anonimo autore di “Contro Ratzinger”? Non credo proprio. Credo che vada considerato come un’interessante provocazione intellettuale, un esempio intelligente -al tempo stesso divertente e inquietante- di satira. Ascoltando chi urla di più si sentono da una parte cattolici arrabbiati e impauriti per l’avanzare degli “anticristiani”, dall’altra laicisti arrabbiati e impauriti per l’avanzare dei “clericali”; ma tra la popolazione in molti c’è disinteresse, in molti altri voglia di confrontarsi con i dubbi e con le speranze che albergano dentro se stessi e dentro gli altri.
    Chi auspicava la scomparsa della religione si è sbagliato, ma sbaglia anche chi per il futuro immagina un neoassolutismo teocratico.

  2. okcomputer ha detto:

    I Village People sarebbero stati un gruppo straordinario se accanto al cowboy e all'indiano, al poliziotto e al carpentiere, avessero avuto il coraggio di aggiungere il prete cattolico, uno dei personaggi irrinunciabili della parata iconografica del Novecento gay. Nonostante l'indiscutibile diritto a prendere parte a questa immaginaria Gay parade, la Chiesa continua a esprimere nei confronti dell'omosessualità un accanito rifiuto. A dare una prima risposta è un vecchio vescovo gay. comprensibilmente non desideroso di turbare i suoi ultimi anni romani mettendo il proprio nome accanto alla seguente dichiarazione: "Il motivo della fermezza del Vaticano è assai semplice" chi ha spiegato "perderebbe l'esclusiva".

    Niente di male, ovviamente. Anzi, è probabile che per molto tempo Santa Romana Chiesa abbia svolto un meritorio ruolo di ammortizzatore sociale, riportando nel grembo della rispettabilità schiere di esseri umani che altrimenti avrebbero dovuto vivere ai margini e nell'ombra. Certo, però, che è bislacco che tante certezze in materia di sessualità provengano da anziani signori dai gusti sovente indefiniti, immancabilmente avvolti in gonne lunghe, tenuti per voto a non conoscere la donna, a non praticare, procreare e amare.

    L'argomento è elementare, però è difficile esimersi dal notare la discrepanza tra la durezza rivolta all'esterno e la tolleranza mostrata all'interno.

    da "Contro Ratzinger"
    di anonimo

     

  3. GinoCerutti ha detto:

    Scusa okcomputer, ma il tuo commento è così becero che non merita alcuna risposta.

  4. okcomputer ha detto:

    Mai provato a parlare con un gay italiano e la vita che è costretto a non vivere?

    Saluti

  5. okcomputer ha detto:

    Italiano e residente in Italia, preciso.

  6. okcomputer ha detto:

    All'indomani dell'elezione di Benedetto XVI, Leonardo Boff ha dichiarato: "Ratzinger ha un grande limite, è senza dubbi: e coloro che non hanno dubbi non sono aperti al dialogo, nè sono capaci di apprendere dagli altri". Soprattutto, non inseguono la verità, ma soltanto la riaffermazione dell'autorità.

    Leonardo Boff coglieva nel segno. Ratzinger non mostra mai dubbi, anche se ha appreso dalla scuola della filosofia l'arte di argomentare come ne avesse, come se stesse cercando davvero qualcosa. Adotta toni educati e mostra un atteggiamento dialogante, come se desiderasse dialogare davvero. In realtà, sente di avere dalla propria parte la verità delle Scritture, che fonda ogni discorso umano, e per nulla al mondo la metterebbe in discussione. Il concetto stesso di dialogo che in Occidente, da Socrate in poi, è fondato sull'idea che tutti gli interlocutori, sulla sola base della ragione, possano giungere al vero, non potrebbe essere rifiutato in modo più radicale.

    L'autorevolezza filosofica di Joseph Ratzinger non va riconosciuta perchè, al di là delle manchevolezze del suo discorso, egli ha clandestinamente sottratto al campo della ricerca razionale il suo nucleo e il suo scopo essenziali. Definendo (ma mai dimostrando) la parzialità e l'insufficienza della ragione umana com'è stata definita in epoca moderna rispetto all'autenticità del racconto cristiano, indimostrabile per definizione, il pontefice nega alla verità la possibilità di offrirsi a un'interrogazione razionale. A giudicare dalla mollezza con cui molti filosofi di professione accolgono la mossa strategica del pontefice, la filosofia – in quanto ricerca della verità – sembra morta davvero. Il pensiero sembra essersi così indebolito da gettarsi con sollievo tra le braccia della religione, una vecchi amante.

    […]

    La strategia culturale di Joseph Ratzinger si sviluppa in tre mosse. Tutte hanno di mira l'illuminismo e la modernità, nessuna è stringente dal punto di vista teoretico. Nessuno, soprattutto, vuole conseguire una verità che possa essere condivisa e comunicata sulla base della ragione a tutti gli uomini; tutte si accontentano di quella, intangibile e indiscutibile, offerta dalla rivelazione. 
    La prima mossa consiste nel sottrarre alla modernità la sua pretesa razionalità affermando che il criistianesimo, e non l'Illuminismo, è l'autentico erede della filosofia greca da cui è scaturita la cultura occidentale. Ratzinger muove una seconda volta, e passa a evidenziare le debolezze del concetto moderno di razionalità in modo da limitare le pretese. Per portare l'attacco, Ratzinger si allea qui con la teoria del pensiero debole, ribaltandone il segno morale e politico.
    Lo scacco (la terza mossa) si struttura attraverso la semplice elencazione delle tragedie degli ultimi tre secoli attribuendole, con un determinismo causa-effetto elementare, al pensiero moderno, cioè alle pretese dell'uomo di fare a meno di Dio.

    […]

    Perchè le tre mosse siano efficaci, Joseph Ratzinger ha un'unica strada. Togliere alla ragione ogni sua pretesa veritativa.

    da "Contro Ratzinger"
    di anonimo

  7. GinoCerutti ha detto:

    Uno può avere tutte le ragioni del mondo, ma se su un palco, di fronte a migliaia di persone, si abbassa a certi livelli di squallore permettimi di rimanerne disgustato.

    Detto questo, la Guzzanti non ha ragione.
    (ci sono cascato: sto rispondendo…)
    Una società allergica alle morali sessuali demonizza chi ne esprime una. E non mi riferisco solo alla Chiesa cattolica: a quando un attacco dell’Anonimo e della Guzzanti a rabbini e imam?
    Da una morale, contrariamente a quanto pensa la Guzzanti (che pure ci spiega chi deve parlare o chi no in un’Università),  non discende la violenza contro chi a quella morale non si adegua.
    Chi ha pronunciato le parole: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” quando la folla si è allontanata all’adultera non ha detto: “Fai sesso con chi e come credi”, ma “Vai e non peccare più”. La lotta al peccato ha senso solo se accompagnata da profondo amore per il peccatore e la più grande liberazione è proprio la liberazione dal peccato. È questo che la Chiesa insegna, o, meglio, che insegnerebbe se fosse in grado di stare all’altezza del suo fondatore.
    Il discorso sarebbe complesso e non sono culturalmente attrezzato per portarlo avanti come meriterebbe.
    Ho comperato, dopo aver letto una recensione sul Corriere della sera, “Due in una carne – Chiesa e sessualità nella storia”.
    Devo ancora leggerlo, ma intanto segnalo la recensione:
    Il corpo che divide la Chiesa
    e questo articolo:
    Bagnasco, a Genova l’incontro con i trans

    Ovviamente nessuno è tenuto a credere alla dottrina della Chiesa, ma risparmiateci certe scenate che dimostrano solo l’ignoranza e l’intolleranza di chi se ne rende protagonista.

  8. utente anonimo ha detto:

    Scusate se mi intrometto. Visto l'argomento trattato e visto che proprio oggi mi hanno girato questo appello ve lo segnalo. Saluti
    Laura
    Appello per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso come principio di uguaglianza

  9. GinoCerutti ha detto:

    È storicamente mai esistita, prima del XX secolo, una civiltà che riconoscesse il “matrimonio omosessuale” (che evidentemente è cosa diversa dal riconoscere dignità all’omosessualità)?

  10. nonsonogus ha detto:

    Gino, non trovo il post che parla di cultura greca.
    Ciao.

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