Domenica mattina, il suono della campana, e poi più nulla.

Domenica mattina mi rimetterò le Clarks. Era da quel sabato mattina che non le indossavo più. Tra poco si vota, e come sempre non so che fare. Sono combattuto, sono disorientato e sono sfiduciato.

Voi andrete a votare? E se si, cosa? E se no, perché? Ma soprattutto, c’è qualcuno là fuori?

Ritorno a leggere Haiku.

C’ero soltanto.
C’ero. Intorno
cadeva la neve.

Issa (1763-1828)

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5 risposte a Domenica mattina, il suono della campana, e poi più nulla.

  1. crueza ha detto:

    io sono dell’opinione che, se quello che vogliamo è una società civile, andare a votare sia un obbligo morale, praticamente sempre.

    peccato che come sempre non ci sia una vera discussione nel merito delle questioni, e ci si ritrovi troppo spesso a dover andare a “sentimento”
    non rimane che prenderla con leggerezza.
    Il Rapimento della Chiesa, quelle sono giornate da cagarsi nelle braghe.
    http://www.rapimento.com/files/Rapimento.htm

  2. Lorenzo ha detto:

    Per flash dico le ragioni che mi portano a difendere la funzione delle Comunità di valle, a fronte del referendum voluto dalla Lega.
    – A chi dice che si dovevano prima fondere i Comuni perché in Trentino ne abbiamo 217, convengo che sono troppi: Napoleone e il Fascismo ci hanno invano provato. In democrazia, in 65 anni, con la via delle unioni volontarie siamo riusciti a fare due sole fusioni :Ledro e Comano. Con le Comunità si pensa di favorire questo processo.
    – Il Trentino ha sempre cercato una formula di raccordo intermedia tra il centro provinciale dai grandi poteri ed i tanti Comuni sparsi nelle tante valli.
    Il Comprensorio è stato soppresso; i Comprensori operavano su delega della Pat ed avevano vincoli sulla capacità finanziaria; i suoi organi erano nominati dai Consigli comunali;
    – le Comunità esercitano funzioni in maniera diretta e su budget, con maggior autonomia e responsabilità.
    – Gli amministratori dei Comprensori erano 831; quelli delle Comunità sono 533. La Vallagarina è passata da 72 a 44, con la valorizzazione delle otto Commissioni assembleari.
    – Costi del sistema:occorre esaminare globalmente il costo di tutti e di ciascun livello istituzionale dell’Autonomia trentina. E’ il più basso rispetto agli altri Amministratori pubblici e quello degli organi della Vallagarina è inferiore al costo di un consigliere provinciale.
    – L’ obiettivo chiave è dare servizi migliori ai cittadini ed a costi inferiori, favorendo le gestioni associate tra Comuni, coordinate dalle Comunità.
    – La Comunità della Vallagarina in questo anno ha garantito i servizi prima erogati dal Comprensorio e condivisa la convenzione con il Comune di Rovereto sui servizi sociali e la casa, che prima il Comune gestiva su delega della Pat; predisposto il Piano sociale; è in cantiere il Piano Territoriale di Comunità; -condiviso con i nostri 17 Comuni il Documento sulla mobilità e la ripartizione fondi per le opere pubbliche comunali, tra cui il parcheggio dell’Ospedale di Rovereto e così sarà per l’edilizia scolastica.
    – Nelle gestioni associate sovra comunali ha avviato l’Ufficio tributi e tariffe, cui aderisce la maggioranza dei nostri Comuni; in costituzione la Polizia di Comunità; stessa cosa per i servizi di ICT per migliorare l’efficienza dei servizi ai cittadini e così sarà per gli uffici contratti e servizi.
    – è impegnata nella gestione dei rifiuti, la discarica ai Lavini, dei CRM e dei CMZ;
    – Nei servizi socio-assistenziali gestisce i servizi per minori, anziani, disabili, famiglie,
    – Nella politica della casa sia pubblica che sovvenzionata sono migliaia i cittadini lagarini che beneficiano dei servizi della Comunità, cui ora si aggiungono gli interventi sul miglioramento energetico e la bonifica dell’amianto .
    – In agricoltura è stato costituito il tavolo di lavoro e programmazione con i sindacati di categoria e la cooperazione agricola e si sta condividendo un protocollo d’intesa per una maggior efficacia negli interventi sul territorio. Si sostengono le iniziative per valorizzare e consumare le produzioni locali, biologiche, biodinamiche e di salubrità, specialmente di montagna e nelle aree svantaggiate. S
    – nel Commercio si punta sul Consorzio commerciale all’interno dei centri storici (già presenti a Mori, Rovereto e in via di prossima costituzione ad Ala), per valorizzare i centri storici e l’incontro tra produttori agricoli locali e consumatori.
    – Nell’Artigianato e industria, si punta su una innovativa politica di apprestamento delle aree produttive per investimenti ad alto valore aggiunto, attrattivi a livello internazionale e sul progetto legno applicato alle costruzioni.
    – Nel Lavoro, grazie al Protocollo sottoscritto con L’agenzia del Lavoro si sta puntato su due progetti sperimentali cofinanziati: Val.I.Do – Vallagarina Informa Donne e “Obiettivo Vallagarina: nuove opportunità di lavoro per i giovani”. Per l’intervento 19 nel 2012 ci sono stati 437 iscritti rispetto ai 385 dell’anno scorso.

  3. crueza ha detto:

    il quorum secondo me andrebbe ridotto, se non eliminato.

    in questa maniera io credo si favorirebbe maggiormente la discussione sui contenuti (sì/no, perchè sì, perchè no) invece che l’arroccamento ideologico (voto/non voto perchè così tanto non arrivano al quorum)

    forse il quorum aveva senso una volta, adesso non ce lo ha più…

  4. Lorenzo ha detto:

    per proseguire nella discussione sul merito…
    Ma valeva la pena fare questo referendum? -di Nicola Zoller
    A leggere le motivazioni con cui la “Commissione per il referendum abrogativo” presso il Consiglio provinciale ha ammesso il referendum proposto dalla Lega contro le Comunità di valle, si resta meravigliati. I tre Commissari – che dovrebbero essere tutti giuristi super partes, ma tra cui figura invece un noto esponente leghista – non possono nascondere che l’ eventuale abrogazione della legge sulle Comunità “può in effetti causare degli inconvenienti pratici nel sistema di governo territoriale del Trentino e nell’allocazione delle relative funzioni”. E’ successo anche per referendum nazionali che la Corte Costituzionale abbia ritenuto – per motivazioni analoghe a quelle appena riportate – di non considerarli ammissibili. A Trento i tre supremi Commissari hanno deciso diversamente. Va bene, ogni sentenza ha la sua storia! Però attenzione: non viene messo in discussione “il principio della necessità o opportunità che determinate funzioni siano allocate – anche obbligatoriamente – ad un livello sovracomunale” ma si ripete che l’oggetto del referendum è l’attuale “disciplina organizzativa dell’ente cui sono attribuite le funzioni sovracomunali”. Sicché se sarà abolita tale disciplina, resterebbe sempre aperto il problema di dover “allocare” determinate funzioni ad un livello tra Comuni e Provincia: un problema, questo – concludono i Commissari – a cui dovrà “porre rimedio il legislatore che sarà chiamato a intervenire nell’ambito del suo potere di scelta in ordine alla disciplina organizzativa da riservare all’esercizio di funzioni di carattere sovracomunale”.
    Insomma, “far e desfar l’è tut en laorar”: all’ente Comunità potrà essere sostituito un altro ente o un’altra disciplina organizzativa, visto che le plurimenzionate funzioni sovracomunali per “principio” possono essere ritenute non solo “opportune” ma anche “necessarie”! Ma allora valeva la pena fare questo referendum? Spendere invano 2 milioni di euro, su proposta di un partito che pretende la sobrietà altrui sorvolando sulla propria? E mobilitare per un voto di tal genere – che alcuni soloni pretenderebbero obbligatorio – tutti i trentini? No, proprio no, per decenza. E per principio. Resterà infatti sempre in campo questo discorso sovracomunale, un problema che a detta del prof. Annibale Salsa – già presidente del CAI – è proprio delle “terre alte”, delle regioni alpine e prealpine che non sono “omologabili alle contigue pianure padane”. C’è da noi l’esigenza di una governance diversa: se le caratteristiche territoriali e storiche hanno portato alla presenza di tantissimi Comuni medio-piccoli, resta allora l’esigenza di ottimizzare l’amministrazione per favorire servizi più razionali, meno dispersivi e dispendiosi che solo un ambito sovracomunale, sovrastante i singoli campanili, può offrire. E’ una esigenza storica che nella nostra Regione è stata dapprima affrontata nel 1800 con i Bezirke dell’amministrazione austriaca (organi che continuano a ben funzionare ancor oggi nel vicino Tirolo), poi nel Trentino si è pensato ai Comprensori mentre in Alto Adige alle Comunità comprensoriali. Ora ai Comprensori si sono sostituite le Comunità, ritenendo di qualificarle maggiormente con più poteri, con l’elezione popolare del presidente e di larga parte dell’Assemblea e con un certo snellimento che ha portato a sostituire i precedenti 830 consiglieri comprensoriali con i 533 attuali delle Comunità. Comunque, taluni ritengono che sia sempre meglio accorpare i numerosi Comuni, piuttosto che dar credito alle Comunità. Ma le due cose non sono contrastanti: si può ben procedere ad accorpare i 217 Comuni trentini, con una necessaria procedura democratico-partecipativa, senza imporre dall’alto unificazioni forzate che solo la dittatura fascista riuscì a praticare; via via si potrà giungere ad una situazione simile a quella dell’Alto Adige, dove i Comuni sono 116, circa la metà di quelli trentini. Ma anche quando giungeremo fantasticamente a ciò, resterà sempre il problema di gestire le “funzioni sovracomunali”: non a caso in Alto Adige, accanto ai 116 Comuni, operano senza affanno 8 Comunità comprensoriali…

  5. farronait ha detto:

    L’Iva alle comunità: http://www.ladige.it/node/187932
    Non capisco queste uscite dell’ultima ora (per lo più dannose).
    Ma non so neppure se fidarmi dei giornalisti (trombette).
    Mi infastidisce l’invito al non voto del Principe Lollo (paura?).
    Al contempo, ripeto, non so se fidarmi dei giornalisti (tromboni).

    Si o No?

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